P. Carmine CUCINELLI

Colori naturali nel Volto Santo, opera d’artista?

A colloquio con Heinrich Pfeiffer sulla ipotesi recentemente prospettata dal fotografo Roberto Falcinelli, secondo cui il prezioso velo sia un possibile manufatto pittorico del XVI secolo, da molti ritenuto scomparso.

Ci sono molte tesi che affermano che il Volto Santo sia una pittura. Ultimamente Roberto Falcinelli, fotografo e studioso della Sindone, ha affermato che si tratta una pittura del 1500 del massimo pittore tedesco Albert Durer o addirittura di Raffaello, che cosa ne pensa lei?

Conosco su che cosa si basa Falcinelli per dire questo. Si sbaglia. Non è stato il primo e non sarà l’ultimo a dire queste cose. Già il gesuita padre Bulst, un famoso sindonologo della Germania con cui ho collaborato, affermava una cosa del genere. E dire che sono stato proprio io ad indicargli il riferimento al Vasari nella “Vita di Raffaello”. Là si dice che il pittore tedesco avrebbe mandato all’urbinate un autoritratto, dipinto su un telo da tutte e due i lati e così sottile che non si poteva vedere che era pittura. Allora vanno sottolineate, come risposta, cinque cose: prima, potremmo dire di essere molto orgogliosi di possedere un originale non ancora conosciuto del grande artista di Norimberga. Secondo, purtroppo non corrisponde alle fattezze del volto dell’artista. Terzo, deve aver copiato la Sindone. Quarto, sul Volto Santo è riscontrabile il fenomeno dell’oscillazione dei colori. Quinto, sul tessuto di bisso marino non si può dipingere.

Può spiegare questi punti in modo dettagliato e comprensibile? In particolare perché non può essere una pittura?

Allora diciamo che il Volto Santo non può essere per niente una pittura. Per diverse ragioni. Primo. Se uno dipinge con la massima perfezione da due parti di un telo, non risulta mai la totale trasparenza come nel Volto Santo di Manoppello. L’unica pitturadi questo tipo che io conosca è un’opera bizantina realizzata intorno all’anno mille che mostra il santo Vitale da tutte due le parti del tessuto di seta ugualmente. Quest’opera si trova nel tesoro della cattedrale di Trieste. Secondo. Come la suor Blandina Pascalis Schlömer ha mostrato la perfetta sovrapponibilità con la Sindone di Torino, il presunto pittore, diciamo Alberto Durero, avrebbe dovuto prima porre il suo telo sopra la Sindone e copiame esattamente le fattezze dal negativo. Si deve considerare che la Sindone si può vedere solo ad una distanza di almeno un metro e cinquanta. Perciò non si può mai copiare tutti i dettagli così che corrispondano elemento per elemento. Difatti nessun copista ha potuto fare fino ad oggi una perfetta copia della Sindone con mezzi puramente artistici. Poi il nostro presunto pittore dovrebbe girare il tessuto e dipingere dall’altra parte con altrettanta perfezione. Si vede chiaramente che questo procedere non fu possibile per nessun artista, quantomeno per uno del primo o secondo decennio del Cinquecento. Terzo. Se uno si mette a guardare il Volto e si muove a destra e a sinistra, ad un certo momento vede le labbra rosa e poi sparisce questo rossore e le labbra diventano brune. Se uno illumina diagonalmente dal di dietro, si vede solo un chiaro bruno in diverse tonalità, sparisce il rosa del tutto. Se uno illumina dal davanti, viene fuori un bruno più intenso ed anche il rosso delle piaghe della corona di spine alle tempia. Se si toglie del tutto questa illuminazione artificiale, i colori spariscono e viene fuori nella figura un leggero grigio. Quando si possono osservare meglio tutti questi cambiamenti, è durante la solenne processione di maggio, con la luce del giorno all’aria aperta.

Come si spiegano questi colori che cambiano. Se sono colori, come all’occhio appare, di che natura sono?

Tale oscillazione di colori si riscontra solo nella natura stessa.

Può fare qualche esempio di colorazione naturale che cambia? 

Si. Nei pesci del Mar Caraibico o nelle ali di farfalle in zone tropicali che oscillano, secondo l’angolatura, tra l’azzurro e il grigio. Allora si deve sapere che in realtà nella natura non esistono colori, ma qualsiasi oggetto colpito dalla luce bianca, assorbe una parte della luce e riflette il colore complementare, per esempio assorbe il verde e riflette il rosso. Il fenomeno dell’oscillazione è dato così che la superficie dell’oggetto ha diverse angolature e secondo queste angolature, riflette a volte uno e a volte un altro colore. Quindi i fili del tessuto del Volto Santo devono essere cambiati o in superficie o dentro per permettere lo stesso fenomeno. Nessun artista con alcuna tecnica, conosciuta e non conosciuta, può cambiare un tessuto in questa maniera da permettere il fenomeno. in altre parole: si deve distinguere il tessuto dall’immagine. Il tessuto finissimo è opera umana, l’immagine che si vede in esso non lo è. Questa immagine si comporta come un fenomeno che si riscontra nella natura. Questa combinazione inseparabile tra opera umana (tessuto) e fenomeno naturale (immagine), possiamo solo chiamare con la parola “miracolo”; un miracolo che perdura finché il tessuto non si corrompe. C’è ancora un’altra ragione che esclude qualsiasi pittura. Un tessuto così fine, dichiarato come bisso marino da Chiara Vigo, l’unica tessitrice conosciuta di questo materiale, si riscontra solo nell’antichità. Ma un bisso marino si può “tingere”, per esempio metterlo a bagno di porpora, ma non vi si può “dipingere” sopra. Il sale rimanente tra i fili farà presto o tardi staccare dai fili qualsiasi colore.

Si dice che se un colore viene dato con l’acquerello, questo non lasda residui o pigmenti tra i fili. Se i colori fossero ad acquerello?

Non cambia specie. Per definizione, qualsiasi tecnica pittorica apporta del materiale sopra un supporto, in questo caso un tessuto. Se questo materiale si trova tra i fili o sopra i fili, in ogni caso si può scoprire come qualcosa di estraneo. Io non ho studiato il tessuto con un microscopio ma millimetro per millimetro con una lente che ingrandisce dieci volte e non ho trovato traccia di tali residui. Se si trovasse qualche cosa, si potrebbe al massimo parlare di una striscia di pittura apportata dopo per sottolineare qualche dettaglio dell’immagine già preesistente.

Falcinelli dice che Vasari ha forse con¬fuso il ritratto di Raffaello con un presunto autoritratto di Durero e questo ritratto dell’Urbmate sarebbe il Volto Santo. Si trova allora su una pista totalmente sbagliata?

Rimane la stessa difficoltà: ritratto di Durero o Raffaello. Il Volto Santo di Manoppello corrisponde molto di più con migliaia di ritratti di Cristo nell’oriente e nell’occidente che non con il ritratto di Raffaello. Però può darsi che c’è un certo rapporto tra Raffaello e la Veronica romana. Quando Raffaello ha dipinto, verso la fine della sua vita, la Trasfigurazione di Cristo, si è servito sicuramente, per le fattezze del volto di Cristo, della Veronica come modello. Forse, se vogliamo dire un sospetto, aveva perfino, con il permesso del Papa Leone X, la famosa reliquia nel suo studio e forse per depistare i curiosi ha inventato che si trattasse di autoritratto del famoso Durero. Però su questo non possiamo dire niente di sicuro. Solo una cosa possiamo dire, che le caratteristiche della pittura menzionata da Vasari, sia nella Vita di Raffaello, sia in quella di Giulio Romano, non sono sufficienti per una identificazione di questa pittura finissima con il Volto Santo di Manoppello. La mente umana, mi pare, ha oggidì molta difficoltà nell’ammettere un fatto miracoloso. Così si preferisce ad attribuire la Sindone al genio di Leonardo da Vinci, e adesso il velo di Manoppello a Raffaello, contro ogni possibilità reale, solo perehé non si vuole confessare che Dio è intervenuto nella formazione dell’una e dell’altra immagine.