Antionio BINI

105 anni fa scrivevano del Volto Santo e della Sindone…

In questi ultimi 10-15 anni diversi studiosi hanno insistito sul rapporto Sindone-Volto Santo, con confronti e accostamenti, mentre altri ricercatori sembrano negare qualsiasi rapporto e altri ancora ammettono solo parziali elementi di continuità tra le due reliquie. Proprio in relazione a tali tendenze – ritengo interessante riproporre un articolo apparso su “La Tribuna Illustrata” dell’11 maggio 1902 dal titolo “La Sacra Sindone di Torino e il Volto di Gesù di Manoppello “, che ho recentemente avuto la possibilità – o meglio, la fortuna – di acquisire, nella continua ricerca di documentazione riguardante il Volto Santo. L’articolo – con un titolo unificante – accomuna in effetti due parti distinte, la prima dedicata alla Sindone, la seconda – a seguire – al Volto Santo, che viene presentato come “Volto di Gesù”. Il diffuso periodico intendeva rendere un collegamento immediato con questa immagine di Cristo, allora del tutto sconosciuta. In quegli anni l’interesse per la Sindone era esploso dopo la diffusione delle fotografie dell’avvocato Secondo Pia – in occasione della ostensione del 1898 – che rappresentarono una svolta fondamentale per nuove ricerche sulla reliquia.

Dobbiamo ricordare che la Torino di allora – pur non essendo più capitale del Regno da poco più di trent’anni – era comunque una grande città, con una forte influenza dei Savoia, rimasti sempre legati alla Sindone, che avevano in precedenza donato alla Chiesa. La scoperta del Pia diede nuovo impulso a studi e ricerche e consentì nello stesso tempo di interpretare meglio i segni presenti sul telo. Ad esempio si scoprirono interessanti particolari anatomici e che il segno dei chiodi era manifesto sui polsi e non sulle mani, come spesso rappresentato in precedenza. Ciò non impedì anche allora che si ponessero dubbi sulla natura del telo e che potesse trattarsi di un dipinto. L’articolo entra poi nell’attualità riferendo che pochi giorni prima due studiosi francesi – Vignon e Colson, questi i loro nomi – avevano presentato all’Accademia delle Scienze di Parigi i risultati di loro studi dai quali risultava che le immagini della Sindone “erano state prodotte da sostanze chimiche”. Il fenomeno della riproduzione delle immagini sul lino che avvolse il cadavere si sarebbe “verificato per mezzo dell’aloe” – antica pianta che si usava un tempo per ungere i lenzuoli funebri – e “per l’azione di valori ammoniacali” che avrebbero trasformato il telo in una specie di negativo fotografico “quale infatti risulta il sudario di Torino”. Le immagini fotografiche della Sindone – racconta ancora La Tribuna Illustrata – furono quindi esposte a Parigi, con una affluenza notevole di pubblico, fino a diecimila persone al giorno. Il settimanale conclude annunciando l’imminente iniziativa del quotidiano “Le Figarò”, che nei giorni successivi avrebbe posto in vendita una foto della Sindone. L’articolo segue dedicandosi al Volto Santo – riprendendo il testo di una lettera apparsa sul “Corriere di Napoli”, quotidiano fondato e diretto dal giornalista e scrittore abruzzese Edoardo Scarfoglio (1860-1917), ben lieto di dare spazio ad una testimo¬nianza legata alla sua regione di origine. Il lettore – Clemente Rije – questo il suo nome, probabilmente napoletano, riferisce del suo viaggio a Manoppello con proprie valutazioni circa la natura del Velo, mostrando una particolare cultura storico-religiosa e soprattutto una capacità di “lettura” della reliquia su temi che saranno sviluppati soltanto molti anni dopo. L’articolo era accompagnato da due foto della Sindone (avanti e retro), mente il Volto Santo era lasciato soltanto all’immaginazione delle lettore sulla base della breve ma puntuale descrizione del Rije, attento e colto pellegrino a Manoppello. L’auspicio di studi approfonditi – in parallelo con le ricerche sulla Sindone – rimarrà privo di riflessi concreti per quasi novant’ anni, nonostante si scrivesse delle “sorprendenti” caratteristiche del velo, sul quale “non appariscono tracce di colore”. E’ superfluo e insostenibile qualsiasi confronto tra una città – Torino – fino a pochi anni prima capitale del Regno – ed un piccolo e sconosciuto paese abruzzese, che scontava – con la sua periferica provincia – secoli di distanza e di indifferenza da parte della sua ex capitale (Napoli); per non parlare dell’improponibile coinvolgimento di studiosi della già allora prestigiosa Sorbona di Parigi. L’articolo ci permette di entrare nel clima di quel periodo di primi studi e ricerche scientifiche sulla Sindone – poi proseguiti da numerosi scienziati e studiosi per oltre un secolo. Un lungo lasso di tempo che però non è stato sufficiente per dirimere i dubbi degli scettici, pur a fronte di tante certezze venute progressivamente negli anni, anche in relazione allo stesso emergente rapporto con il Volto Santo, studiato in modo approfondito solo negli ultimi anni. Rispetto alle ricerche effettuate e ai risultati fin qui acquisiti – sufficienti per moltitudini di credenti – penso che anche per il Volto Santo potrebbe riproporsi il senso e l’utilità di procedere ad infinitum, inseguendo chissà quali ulteriori verità.. Riproponiamo di seguito il testo integrale dell’articolo, relativamente alla parte riguardante il Volto Santo.

“Il Corriere di Napoli pubblicava giorni fa una lettera del signor Clemente Rije, la quale dice che in un piccolo paese della provincia di Chieti, si conserva il Volto di Gesù. Secondo un ‘antica leggenda quello conservato a Manoppello sarebbe pro¬priamnente il lino adoperato da Maria Maddaletia, e sarebbe stato recato colà da un misterioso pellegrino provenien te dalla Palestina. Il piccolo lino consiste in seta di staccio finissima, grande quanto, e viene conser¬vato in una teca d’argento nella chiesa dei Minori Conventuali, dove ogni anno sì recano i devoti in pellegrinaggio. Le caratteristiche della tela sarebbero sorprenden ti, perché non appariscono tracce di colorazione, mentre il volto di Gesu e chiaro e nitido, i capelli sono lunghi e cadenti sulle spalle, il viso è pallido, l’occhio spento, proprio come lo descrive Publio Letulo nell ‘epistola diretta a Cesare. La lettera del Rije conclude coi dire che questa tela potrebbe essere un assillo per seri studi, specie clic oggi le discussioni intorno aliti Sindone di Torino hanno ravvivato un interesse così legittimo. Sarebbe dunque questa la Vera eicon donde viene il nome di quella Veronica che la tradizione vuole fosse la pia ebrea che asciugò il volto di Gesù sulla via dei Calvario ?”